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Italian Soldiers at War

 

Left photo: Vincenzo Piciaccia

Right photo: Vincenzo Piciaccia on right

(photo courtesy of Leo Piciacci)

Vincenzo Piciaccia was 19 years old when these photos were taken in Libya.  The photo on the right shows the bravado of young men from Ascoli Piceno with Vincenzo holding his dagger in one hand and another man holding out his rifle. Side by side with weapons of war are the everyday items:  a  food container which Vincenzo holds in his left hand and the man on the left also holds a billy can. Vincenzo was 20 years old when he was captured at Bardia 4.1.41 and 26 years old when he returned to Italy: a youth stolen from him by war.

Domenico Masciulli from Palmoli was interviewed on 9 September 1997 as part of project to record the testimonies of the soldiers of World War 2.  He was 20 years old when he was captured at Bardia on 3rd January 1941. Domenico is pictured below on the left with his friend Francesco Pintabona on 25th December 1944 at a farm near Boonah Queensland.

Boonah.Rackely Masciulli Pintabona

Lu Spuaccisth

Fui chiamato alle armi il 3 Febbraio 1940.

Accettai sportivamente e senza appresioni questo momento come altri fecero nello stesso period.  Da Chieti al 14⁰ Reggimento Fanteria, ricordo fui destinato al 116⁰ Reggimento Fanteria ‘Mamorica” per giungere poi a Tobruck il 6 Marzo 1940, sembrava (quasi ansimando) tutto regolare tranne la vista che un grande territorio tutto o quasi desertico. L’impatto cosi cominciava gia a essere duro, communque sia, cercai d’accettare il tutto.  Dopo pochi mesi si cominciò il campo di lavoro militare diciamo cosi e in breve tempo da Tobruck fui trasferito a Bardia, il 10 Giugno scoppiò la maledetta Guerra del 1940, e li dai primi momenti vedemmo che le cose non crano più regolari, ma ci furono dei cambiamenti.  Il primo e forte impatto con la Guerra lo ricevetti il 13 Giugno del 1940, sotto un bombardamento della marina, nel quale ci furono parecchi feriti ed alcuni morti.

Fu distrutta la nostra infermeria e ne fu allestita un’altra, quella da campo, non poco lontano dalla località di Bardia.  Al primo impatto, anche un po’ per curiosità, mi avvicinai alle prime autoambulanze che scortavano i feriti e li aiutai insieme con altri commilitoni a prendere un ferito per metterlo su di una barella.  Ricordo che quest’ uomo era gravemente ferito a una gamba ed io timidamente chiesi a lui cos’era successo ed egli rispose: “Tutto chiedimi, tranne quello che mi è successo!”. In quel momento ebbi una forte crisi che non saprei descrivere. Una reazione che non so descrivere una… strana pieta mista a dolore e anche una grande forza d’animo.

Pochi giorni dopo avemmo una piccola ‘grande sorpesa’. La maggior parte della nostra compagnia fu trasferita alla cosiddetta Ridotta Capurzo [ Fort Capuzzo], confine tra Libia ed Egitto.  Non so se per fortuna o altro, qui io rimasi alla base; sapemmo che quelli che si trovavano all Ridotta si erano accampati lungo un viadotto attendendo lungo la notte et tutto trascorse con calma o qualcosa d’indecifrabile.  La mattina seguente squadriglie di aerei inglesi compirono diversi giri prima verso la Ridotta e poi verso la Piazzaforte di Bardia, dove ero rimasto e non vi dico il massacro che avvenne in seguito al bombardamento.  Ecco, cinque signori inglesi chiusero l’accesso per la strada direzione Tobruck.

Li feccero dei primi prigionieri, la nostra artiglieria, quasi distrutta e altre truppe italiane che ci venivano in aiuto non ne avevano.  I vari momenti e le diverse manovre si susseguirono fino al 28 Giugno del 1940.  Nonostante tutto io riuscii a scampare a tutti questi bombardamenti e giungemmo in seguito all grande avanzata del 12 Settembre e oltrepassammo la Ridotto Capurzo e ci inoltrammo in territorio egiziano.  Dovete sapere che tutto questo avvenne in 2-3 mesi finche ai primi di dicembre le cose purtroppo precipitarono e fummo costretti a ripiegare tutti all Piazzaforte di Bardi e per una ventina  di giorni e più, fummo circondati e assediati.

Il 3 gennaio 1941 gli inglesi sfondarono con il oro attacco e ci successe il patatrack. Per ben cinque giorni, poi la Piazzaforte crollo e tutto, l’esercito Italiano, la 10⁰ Armata era li, cadde, con prigionieri, feriti e tanti morti; il loro resto si aggirava intorno ai 5000.  Quello che rimase quella mattina del 3 gennaio 1941, non mi va di raccontare (con emozione), una storia molto triste.  Infatti, ormai prigionieri ci condussero a Sollum e li rimasi per cinque giorni.  Aspettando le promesse di propaganda dell’ Esercito che la 2⁰ avanzata che ci sarebbe venuta a liberare.  La fame la disperazione era tanta e chissà il destino cosa avera riservator per noi. Cosi da Sollum ci trasferirono a Mersamentuck  [Mersa Matruh] in un campo di concentramento e li rismasi tre giorni in territorio egiziano.  Da li ci portarono alla stazione e come bestie ci misero in un treno merci, e ogni vagone più di 40 -50 prigionieri per raggiungere un campo di concentramento lungo il canale di Suez. (From Cronache Di Guerra Secondo Conflictto Mondiale Vissuto e Raccottato Dai Palmolesi) Special thanks to Helen Mullan [Rackley] for this article.

Italian soldiers who were sent to Australia.  With thanks to the families of Angelo Amante, Francesco Cipolla, Stefano Lucantoni, Ermanno Nicoletti, Adofo D’Addario, Luigi Iacopini, Antioco Pinna and Nicola Micala, we have the  images below of the Italians as soldiers.

 

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Libya.Egypt.Eritrea.Ethiopia is a photo story of a number of battles together with personal photos of Australia’s Italian prisoners of war. Delving into these battles: Beda Fomm,  Sidi el Barrani, Wolkefit,  Buq Buq,  Keren,  Tobruk,  Gialo Oasis and Giarabub Oasis happened as I  assisted Italian families with their research on their fathers and grandfathers. Appendix 2 in  Walking in their Boots   is a comprehensive list of places of capture for Queensland Italian prisoners of war.