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In India

Tripepi 10 - Copy

Clothing Inventory for Italian POWs in India

(NAA: A7919 C98988 Tripepi, Domenico)

Information about the prisoner of war camps in India is difficult to find.  The British oversaw the operations of these camp sites, many of which had been used during the Boer War.

Italian Prisoners of War in India is a guide for ordering a copy of the record relating to Italians who spent time in POW camps in India.

It is thanks to a number of Italian families that we can see and read about some of the experiences of Italian prisoners of war who were then transferred to Australia.

Adriano Zagonara, Andriano Zagonara and a group of Italian POWs in India

(photos courtesy of Paola Zagonara)

Paola Zagonara remembers the stories her father Adriano Zagonara told her about working and living in India:

Paola Zagonara wrote,  “Mio padre raccontava che erano nel campo di Bangalore,e che dovevano costruire I binari della ferrovia, che pativano la fame perche’il rancio era solo una scodella di riso integrale al giorno, e che era una festa quando riuscivano a catturare un serpente:lo arrostivano e se lo mangiavano sul posto, cosi’assumevano proteine della carne,e si mantenevano in salute.Me lo raccontava quando eravamo a tavola ed io non volevo mangiare, ma allora ero piccola e non capivo molto….un caro saluto!”

 

 

Ferdinando Pancisi and Reference from POW Doctor in India

(photos courtesy of  Tammy Morris and Nicola Cianti)

Ferdinando Pancisi remembers:

[I was in India for ] 2 years. I was working in the camp hospital. The doctor there wrote a letter of reference for me, here is the paper…He (the doctor) said that when you go back to Italy and you want to work in a hospital, give this letter to the doctors and they’ll surely give you a job.

He (the doctor) said that when you go back to Italy and you want to work in a hospital, give this letter to the doctors and they’ll surely give you a job. I was fine, I didn’t want for anything. I was doing a lot, male nurse, pharmacist, I did most things, because the doctor would just visit and leave!

[The doctor was a prisoner] Yes, the whole camp was run by prisoners. We made a hospital there just for the prisoners…

The 2nd World War was over in Italy but Japan was still going. In fact, our ship which transferred us to Australia was escorted by British destroyer ships.

(Interview with Ferdinando Pancisi 21 October 2107: Interviewers: Tammy Morris and Nicola Cianti)

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Salvatore Morello : Memories of India

(photos courtesy of Luigi Tommasi)

Salvatore Morello and Pietro Pepe were in India together and than transferred to work on a Boonah district farm.

They came to Australia on the Mariposa. Three ships came to Melbourne from India at that time. There were a total of 4056 Italians on the ships. Mariposa, SS Mount Vernon and Vernon Castle arrived in Melbourne 26.4.44. On board were 8 officers and 4048 ORs From Melbourne, the Italian POWs were put on trains and taken to Cowra for processing.

Sacred Heart of Maria was embroidered by Salvatore while in India.  The words 1942 and India are sewn into the banner held by the angels.

Foto Luigi Iacopini AUS__001 (2) - Copy

Luigi Iacopini with a group of Italian prisoners of war in a camp in India

(photo courtesy of Raffaele Iacopini)

life was monotonous and over time many of the men felt they were forgotten and became more desperate.  Health was the most serious worry.  At the camp, at Ramgarh many succumbed to beriberi and typhoid fever, ‘at an alarming rate’. The camp turned into a sea of mud and was filled with mosquitoes when the rains started.  Several hundred Italians died while interned during the war in India, some from natural causes but the majority from illnesses caught while in confinement.  For prisoners of war of all different nationalities, the war was characterised by a long, testing time of waiting in camps, longing for letters and hoping that their own news was getting through.  (Khan, Yasmin, The Rah at War: A People’s History of India’s Second World War)

Vincenzo Piciaccia from Pescara del Tronto (Ascoli Piceno) was captured 4th January a914 at Bardia.  From Egypt he was transported to India. The photo below is of a young 23 year old Vincenzo at Bangalore 1943.  He was transported to Australia and arrived in Melbourne 26th April 1944 onboard Mariposa.

Piciacchia Bangalore 1943

Vincenzo Piciaccia Bangalore India 1943

(photo courtesy of Leo Piciaccia)

Filippo Granatelli from Sant’ Elpidio (Ascoli Piceno) was captured at Asmara 6th May 1941.  He did not arrive in Australia until 13th February 1945. The group of Italians  onboard the General William Mitchell departed from India and were the last group of Italian POWs to arrive in Australia. Despite searches, Filippo managed to keep hidden a relic from his time in India, a One Anna note from Prisoner of War Camp Bhopal.

Granatelli India

One Anna from Bhopal

(photo courtesy of Veniero Granatelli)

Italian Soldiers at War

 

Left photo: Vincenzo Piciaccia

Right photo: Vincenzo Piciaccia on right

(photo courtesy of Leo Piciacci)

Vincenzo Piciaccia was 19 years old when these photos were taken in Libya.  The photo on the right shows the bravado of young men from Ascoli Piceno with Vincenzo holding his dagger in one hand and another man holding out his rifle. Side by side with weapons of war are the everyday items:  a  food container which Vincenzo holds in his left hand and the man on the left also holds a billy can. Vincenzo was 20 years old when he was captured at Bardia 4.1.41 and 26 years old when he returned to Italy: a youth stolen from him by war.

Domenico Masciulli from Palmoli was interviewed on 9 September 1997 as part of project to record the testimonies of the soldiers of World War 2.  He was 20 years old when he was captured at Bardia on 3rd January 1941. Domenico is pictured below on the left with his friend Francesco Pintabona on 25th December 1944 at a farm near Boonah Queensland.

Boonah.Rackely Masciulli Pintabona

Lu Spuaccisth

Fui chiamato alle armi il 3 Febbraio 1940.

Accettai sportivamente e senza appresioni questo momento come altri fecero nello stesso period.  Da Chieti al 14⁰ Reggimento Fanteria, ricordo fui destinato al 116⁰ Reggimento Fanteria ‘Mamorica” per giungere poi a Tobruck il 6 Marzo 1940, sembrava (quasi ansimando) tutto regolare tranne la vista che un grande territorio tutto o quasi desertico. L’impatto cosi cominciava gia a essere duro, communque sia, cercai d’accettare il tutto.  Dopo pochi mesi si cominciò il campo di lavoro militare diciamo cosi e in breve tempo da Tobruck fui trasferito a Bardia, il 10 Giugno scoppiò la maledetta Guerra del 1940, e li dai primi momenti vedemmo che le cose non crano più regolari, ma ci furono dei cambiamenti.  Il primo e forte impatto con la Guerra lo ricevetti il 13 Giugno del 1940, sotto un bombardamento della marina, nel quale ci furono parecchi feriti ed alcuni morti.

Fu distrutta la nostra infermeria e ne fu allestita un’altra, quella da campo, non poco lontano dalla località di Bardia.  Al primo impatto, anche un po’ per curiosità, mi avvicinai alle prime autoambulanze che scortavano i feriti e li aiutai insieme con altri commilitoni a prendere un ferito per metterlo su di una barella.  Ricordo che quest’ uomo era gravemente ferito a una gamba ed io timidamente chiesi a lui cos’era successo ed egli rispose: “Tutto chiedimi, tranne quello che mi è successo!”. In quel momento ebbi una forte crisi che non saprei descrivere. Una reazione che non so descrivere una… strana pieta mista a dolore e anche una grande forza d’animo.

Pochi giorni dopo avemmo una piccola ‘grande sorpesa’. La maggior parte della nostra compagnia fu trasferita alla cosiddetta Ridotta Capurzo [ Fort Capuzzo], confine tra Libia ed Egitto.  Non so se per fortuna o altro, qui io rimasi alla base; sapemmo che quelli che si trovavano all Ridotta si erano accampati lungo un viadotto attendendo lungo la notte et tutto trascorse con calma o qualcosa d’indecifrabile.  La mattina seguente squadriglie di aerei inglesi compirono diversi giri prima verso la Ridotta e poi verso la Piazzaforte di Bardia, dove ero rimasto e non vi dico il massacro che avvenne in seguito al bombardamento.  Ecco, cinque signori inglesi chiusero l’accesso per la strada direzione Tobruck.

Li feccero dei primi prigionieri, la nostra artiglieria, quasi distrutta e altre truppe italiane che ci venivano in aiuto non ne avevano.  I vari momenti e le diverse manovre si susseguirono fino al 28 Giugno del 1940.  Nonostante tutto io riuscii a scampare a tutti questi bombardamenti e giungemmo in seguito all grande avanzata del 12 Settembre e oltrepassammo la Ridotto Capurzo e ci inoltrammo in territorio egiziano.  Dovete sapere che tutto questo avvenne in 2-3 mesi finche ai primi di dicembre le cose purtroppo precipitarono e fummo costretti a ripiegare tutti all Piazzaforte di Bardi e per una ventina  di giorni e più, fummo circondati e assediati.

Il 3 gennaio 1941 gli inglesi sfondarono con il oro attacco e ci successe il patatrack. Per ben cinque giorni, poi la Piazzaforte crollo e tutto, l’esercito Italiano, la 10⁰ Armata era li, cadde, con prigionieri, feriti e tanti morti; il loro resto si aggirava intorno ai 5000.  Quello che rimase quella mattina del 3 gennaio 1941, non mi va di raccontare (con emozione), una storia molto triste.  Infatti, ormai prigionieri ci condussero a Sollum e li rimasi per cinque giorni.  Aspettando le promesse di propaganda dell’ Esercito che la 2⁰ avanzata che ci sarebbe venuta a liberare.  La fame la disperazione era tanta e chissà il destino cosa avera riservator per noi. Cosi da Sollum ci trasferirono a Mersamentuck  [Mersa Matruh] in un campo di concentramento e li rismasi tre giorni in territorio egiziano.  Da li ci portarono alla stazione e come bestie ci misero in un treno merci, e ogni vagone più di 40 -50 prigionieri per raggiungere un campo di concentramento lungo il canale di Suez. (From Cronache Di Guerra Secondo Conflictto Mondiale Vissuto e Raccottato Dai Palmolesi) Special thanks to Helen Mullan [Rackley] for this article.

Italian soldiers who were sent to Australia.  With thanks to the families of Angelo Amante, Francesco Cipolla, Stefano Lucantoni, Ermanno Nicoletti, Adofo D’Addario, Luigi Iacopini, Antioco Pinna and Nicola Micala, we have the  images below of the Italians as soldiers.

 

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Libya.Egypt.Eritrea.Ethiopia is a photo story of a number of battles together with personal photos of Australia’s Italian prisoners of war. Delving into these battles: Beda Fomm,  Sidi el Barrani, Wolkefit,  Buq Buq,  Keren,  Tobruk,  Gialo Oasis and Giarabub Oasis happened as I  assisted Italian families with their research on their fathers and grandfathers. Appendix 2 in  Walking in their Boots   is a comprehensive list of places of capture for Queensland Italian prisoners of war.