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Diario di un Prigioniero di Guerra Italiano 4

15-7-41 . . .Questa mattina ci siamo imbarcati per destinazione ignota. Naturalmente le voci che corrono sono molte. Alcuni dicono ci portano in Sud Africa, altri in India ed altri ancora in Australia. Dovunque si vada sarà sempre meglio che rimanere nel deserto. Tutti noi siamo pieni di diversi sentimenti, sappiamo che questo viaggio significa allontanarsi ancora di più dalle nostre famiglie e nessuno sa per quanto tempo, però siamo  anche pieni di quello spirito di avventura che si ha quando si parte per terre nuove e sconosciute e comunque la cosa più importante è che questo viaggio rompe la monotonia della prigionia ed aiuterà certamente il tempo a passare più in fretta. La vita a bordo, benché soggetti a stretta disciplina è abbastanza buona abbiamo da mangiare a volontà e siamo trattati bene, possiamo passeggiare sul ponte e l’aria di mare ed il riposo sta facendo bene a tutti e specialmente da un punto di vista nervoso è un gran calmante. Di notte nell’oscurità più completa, alcune volte si pensa che disastro sarebbe, se dovessimo essere silurati, ma d’altro canto ò meglio cercare di non pensarci e sperare sempre per il meglio. La vita è naturalmente sempre la stessa e siamo privi di qualsiasi notizia, chi sa quando riceverò ancora posta da casa, forse mesi e mesi passeranno prima che i miei sappiano se sono morto o vivo e prima che ricevano posta da me ed io da loro. Questa è la parte più brutta, il pensare alle sofferenze di mia moglie e di tutti i miei che chissà per quanto tempo saranno nell’incertezza. Bisogna proprio cercare di essere filosofi, tutto è destinato a finire e bisogna cercare di avere fiducia anche nelle ore più nere. Sto pensando di cominciare a studiare l’inglese, mi aiuterà certamente a passare il tempo e può darsi che mi possa essere utile in futuro, c’è un proverbio che dice, non tutti i mali vengono per nuocere, ed allora certe volte comincio a sognare ad occhi aperti e dopo la prigionia mi vedo stabilito con la mia famiglia in una di queste terre lontane di cui qualche volta avevo sentito parlare da paesani che erano tornati al paese a fare un viaggio e per far vedere che avevano fatto fortuna. E’ bello sognare perchè si dimentica il presente e si ha una speranza per l’avvenire, che alcune volte se si vuole veramente guardare in faccia sembra così nero che mette paura. Fra di noi vi è un soldato che è stato qualche anno in America e che parla l’inglese, domani gli voglio domandare che cominci a darmi alcune lezioni. Sarebbe interessante poter parlare con le sentinelle inglesi e vedere che cosa pensano e quale è loro attitudine, sono degli uomini e dei lavoratori come me, sono sicuro che se potessi parlare sarebbe molto interessante ed anche un grande aiuto.

15-8-’41 … E’ passato giusto un mese da quando ho scritto l’ultima volta su questo diario, il fatto è che non ho avuto niente di eccezionale che mi spingesse a rompere l’apatia e la pigrizia per prendere la penna in mano. Siamo passati da Capetown, ma naturalmente dato che proseguivamo non ci hanno fatto sbarcare e quindi a parte del porto non abbiamo visto niente altro. Appena arrivati credevamo che finalmente eravamo giunti a destinazione, ma invece dagli ordini che ricevemmo era evidente che si andava ancora avanti. Dove? Adesso il Sud Africa era escluso e rimaneva soltanto o l’India o l’Australia. Vedremo se ci fermeremo in India o se proseguiremo ancora. Fra pochi giorni lo sapre mo perchè la voce córre che saremo presto in Bombay.

Guerre 1939-1945. Bangalore. Groupe I. Camp no 1 de prisonniers de guerre italiens. Détenus devant leur tente. Word War II. Bangalore. Group I. Italian prisoners of war camp 1. Detainees in front of their tent. Au fond, un autel construit par les prisonniers.

Word War II. Bangalore. Group I. Italian prisoners of war camp 1. Detainees in front of their tent. (ICRC Image V-P-HIST-03469-04)

NB No transports of Italian prisoners of war arrived in Australia in September 1941. ‘Nonno’ would have disembarked at Bombay.

Diario di un Prgioniero di Guerra Italiano in Australia 1

Australia 27th June 1945 and Il Risveglio [an Australian Italian language newspaper] publishes and extract from the diary of an Italian prisoner of war.

There is no mention of the Italian’s name nor the name of his home town. I will call him ‘nonno’.

Let us walk in the footsteps of this Italian soldier as ‘nonno’ writes about his departure from Naples…

Diario di un Prigioniero di Guerra Italiano IN AUSTRALIA

7-9-40 . . . Ieri sera lasciammo Napoli. La nostra nave trasporto circondata da incrociatori e caccia torpendiniere mandava gli ultimi fischi di partenza. Eravamo in migliaia sulla nave e tutti eravamo raggruppati sul ponte a guardare la costa allontanarsi lentamente, ognuno di noi lasciava le cose più care e tutti silenziosamente ci domandavamo se le vedremo ancora.

Mogli, madri, figli l’amici e case. Il mio cuore batteva velocemente, sembrava che con la sua forza mi potesse riportare a terra vicino ai miei cari, ma ciò era impossibile, eravamo alla fine, meglio così, gli ultimi giorni prima della partenza erano stati un continuo strazio: mia moglie sveni nelle mie braccia due ore prima che mi imbarcassi, mia madre e mia sorella piangevano come due bambine, ed io tremavo per la rabbia . . . parlavo ma non sapevo quel che dicevo. Tre giorni eravamo rimasti a Napoli prima della partenza, tre giorni di dolore che passarono velocemente, tre giorni che mi riportarono alla mente con sempre pli forza la rabbia accumulata e soppressa nel mio petto in tutti gli anni di lotte e schiavitù sotto i pardoni fascisti.

Ed ora i fascisti concludevano la loro opera di distruzione, ci mandavano al macello come fossimo stati delle bestie. Volevo dormire, volevo dimenticare, ma invece pensavo . . .pensavo … il mio cervello sembrava volesse scoppiare, le idee si sovrapponevano l’una sull’altra e tutto era confusione, non potevo seguire una linea di pensiero, troppe immagini si presentavano simultaneamene alla mente, ma al di sopra di tutto questo vi era una parola che con monotona e costante insistenza si ripeteva e ripeteva, era come una goccia d’acqua che cadesse sempre sullo stesso punto nel centro della testa: “Perchè?” Perchè devo io essere l’istrumento di un pazzo che con le sue chiacchiere erède di poter diventare il padrone del mondo? Perchè devo io rischiare la mia vita per mantenere e rafforzare un Sistema che mantiene gli operai in oppressione? Perchè devo io andare a combattere degli altri lavoratori che sia pure consciamente od incosciamente combattono per mantenere la lore liberta? Ne, il pazzo di palazzo Venezia nè l’altro scimmiotto di Berlino riusciranno ad opprimere e vincere i lavoratori del mondo, uniti i lavoratori di tutto mondo distruggeranno le forze barbare del fascismo.

Guardai ancora una volta verso la costa Italiana che scompariva all’orizzonte ed espresso un desiderio: “Italia, mia terra di nascita dove mia moglie e la mia famiglia mi attendono, che al mio ritorno, se sarò così fortunato da poter tornare, io ti possi finalmente ritrovare libera dall’obbrobrio fascista.

3-5-41. Sono pochi mesi che siamo in Libia. Cosa ci accadrà? Nessuno sa niente, siamo a pochi chilometri dal fronte ma nessuno sa niente.

Qui la città è tutta piena di “animali”, come mi fanno ribollire il sangue questi scimpanzè con le camicie nere. Quante ne hanno io fatte e quante ancora ne stannofacendo. Non si può neppure andare in una sala da ballo se non si ha la tessera fascista. Ho rischiata la vita, ho provato la fame, e proprio ora dovrei dar loro questa soddisfazione? No, no, verrà il giorno in cui finirà la cuccagna per questi banditi, ed allora faremo i conti, mamma mia non so nemmeno io quanti conti devo aggiustare.’ Che 1a vita, vivo soltanto per ricevere la posta, poter leggere le lettere di mia moglie, leggerie e rileggerle e  poi sognare che tutto è finito, che finalmente risiamo uniti in un mondo migliore, ma son soltanto sogni e quando si torna alla realtà, il risveglio è ancora più brutto, la lotta sepre più difficile e più lunga, ma bisogna lottare e bisogna vincere. Le lettere di mio padre sonorare a vaghe, lui sa come il censore stia attento a ciò che si scrive, e lui vecchio antifascista deve fare uno sforzo enorme per trattenersi dal dire ciò che pensa, ma pur le sue lettere mi danno forza perchè io le so interpretare e capisco che anche in Italia lui ed altri come lui continuano a lavorare per lacausa e sperano . . . sperano.

TOBRUK, LIBYA. 1941-03 TO 1941-06. AN ITALIAN OBSERVATION LADDER AND TRIG POINT AT 41594263, IMMEDIATELY TO THE NORTH OF THE BARDIA ROAD. (AWM Image 020165 Photographer John S Cumpston)