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il soldato Palagianellese

 

Ferulli

Domenico Ferulli

(photo courtesy of Rossana Ferulli)

A very special thank you to Rossana Ferulli who is sharing her father’s memoirs.  From Palagianello Taranto, Domenico Ferulli was 21 years old when he was captured at Bardia on 3rd January 1941.  He was 27 years old when he returned home to his wife Rosa. It is an honour to share his story.  As Rosanna says, ‘Era un ragazzino ed è tornato un uomo.’  Domenico’s recollections add many important details to the journey of the Italian soldier and prisoner of war:***

Ferulli Domenico.

Domenico Ferulli is seated second from the left.

His photo is also in the small box to the left.

(photo courtesy of Rossana Ferulli)

Campo di prigionia 3C Soldati italiani. Nel riquadro in basso a sn. il soldato palagianellese Domenico Ferulli catturato il 3 gennaio 1941 a Bardia.  dopo 3 anni di prigionia in India viene condotto il 4 aprile 1944 via mare a Melbourne (Australia) ove sbarca il 26 aprile del 1944 e portato nel campo di prigionia N. 13. Rientrera in Italia il 30 Octobre 1946.  Tra il 3 ed il 5 gennaio 1941 cadono prigionieri a Bardia 40,000 soldati italiani.  Appiedati ed incolonnati sono avviati in direzione delle line inglesi.  Un proiettile di cannone proveniente dale batterie italiane centra per errore la Colonna: è una strage. Una decina di Soldati italiani sono fatti a brandelli terminano le loro sventure in quella sabbia.  Ci sono anche parecchi feriti.

A causa della mancanza di mezzi, I Soldati inglesi dicono ai prigionieri italiani che non sono in grado di soccorrere I feriti anche se rischiano di morire dissanguati.  I prigionieri italiano soccorrono I loro colleghi come mglio passono.  Sopravvissuti a mesi di Guerra, all’assedio ed alla battaglia, spetta loro una dura pigionia senza sapere quanto lunga e dove saranno portati.  La speranza di riabbracciare I loro cari e di rivedere l’amata Italia pero è come un fuoco sotto la cenere. Dopo un giorno di marcia giungono a Sollum bassa sul mare, località che nei mesi precedent hanno colpito con I pezzi d’artiglieria.  Da Sollum in poi le lunghe colonne di prigionieri italani sono sorvegliate da motociclisti con le moto Triump, Norton ed autoveicoli fuoristrada.  Per giungere a Marsa Matruh comminano anche di notte, soffrendo soprattutto la stanchezza e la sete.  Li li fanno salire a bordo d’autocarri.  Transitati non distanti dalla citta di Alessandria d’Egitto, mediante un ponte in ferro attraversano il grande fiume Nilo nella zona del delta.

Ad Ismailia, località al centro del canale di Suez, sono cinque giorni chiusi un un recinto nel deserto.  Sono spossati fisicamente e con il morale a terra.  La notte è talmente freddo che molti sono costretti a bruciare la giacca o le scarpe per riscaldarsi. Per cucinare si usa la paglia.  Fatti spogliare e fare una doccia tutto il vestiario è ritirato e bruciato in alcuni forni.  Periscono incenerite anche le migliaia di pidocchi, che da mesi hanno tenuto fastidiosa compagnia! Assegnano a ciascun prigioniero: una giacca leggera color cenere con una toppa di stoffa nero quadrata cucito dietro le spalle, pantaloni lunghi con banda nero, scarpe nuove, sapone per la pulizia e persino dentifricio con spazzolino da denti.  Da questi campi di raccolta e smistamento sono transferiti a Suez, porto sud mar Rosso.  Sono imbarcati su una nave inglese, probabilmente da carico, oltre 2000 prigionieri di varied armi e specialità.  Si sistemano alla meglio sul ponte e nella stiva, dormendo avvolti in una coperta.  Il cibo distribuito a bordo è scarso: quando c’e da spartirsi le poche patate o cipolle, le buone regole del vivere civile vanno a farsi friggere.  Esiste solo il brutale istinto di sopravvivenza che prevarica tutto, I litigi sono frequenti.  Attraversano il Mar Rosso: a sinistra della nave scorrono le coste desolate dell’Arabia, a dritta quelle dell’Africa.  Oltrepassato Aden, di giorno si va a riparasi tutti all’interno della nave perche in coperta non si riesce a risistere a causa del sole forte.  La nave e scortata da due cacciatorpediniere della Marina Reale inglese; dopo cinque giorni di navigazione, quando si è ormai in pieno oceano Indiano, queste navi si sganciano.  Le probabilità che qualche nave da Guerra Italiana li liberi, oramai, sono pressochè nulle.

Rapida e triste ricorre spesso sulla nave la cerimonia di sepoltura; chi non ce la fa, avvolto in un lenzuolo bianco, viene fatto scivolare in mare. Nell’Oceano Indiano si sente la vicinanza dell’equatore.  Qui il clima è molto piu umido di Bardia. Dopo circa 22 giorni di navigazione giungono al porto di Bombay in India, colonia inglese.

*** Rossana has solved a couple of puzzles for me. 

I had noticed in the photos taken at Cowra, only some Italians wore pants with a distinctive black stripe down the leg.  It seemed that only the Italians who had spent time in India wore these pants.  Were these pants standard issue for India?

Then on Sunday, I found photos taken in the camps of India, and on the back of the shirts was a diamond pattern of black material.  How odd, I thought.  Were these shirts standard issue for India?

Domenico’s story answers these questions: these items of clothing were issued in Egypt.  Maybe Italians going to India were issued with the clothing with black stripe and black diamond! Maybe those Italians going directly go Australia were given a different set of clothes!  One question might be answered. But another question is raised!

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Camp No. 8 Prisoner of War Camp India: Preparation of Vegetables

(ICRC V-P-HIST-03468-24)