Diario di un Prgioniero di Guerra Italiano in Australia 1

Australia 27th June 1945 and Il Risveglio [an Australian Italian language newspaper] publishes and extract from the diary of an Italian prisoner of war.

There is no mention of the Italian’s name nor the name of his home town. I will call him ‘nonno’.

Let us walk in the footsteps of this Italian soldier as ‘nonno’ writes about his departure from Naples…

Diario di un Prigioniero di Guerra Italiano IN AUSTRALIA

7-9-40 . . . Ieri sera lasciammo Napoli. La nostra nave trasporto circondata da incrociatori e caccia torpendiniere mandava gli ultimi fischi di partenza. Eravamo in migliaia sulla nave e tutti eravamo raggruppati sul ponte a guardare la costa allontanarsi lentamente, ognuno di noi lasciava le cose più care e tutti silenziosamente ci domandavamo se le vedremo ancora.

Mogli, madri, figli l’amici e case. Il mio cuore batteva velocemente, sembrava che con la sua forza mi potesse riportare a terra vicino ai miei cari, ma ciò era impossibile, eravamo alla fine, meglio così, gli ultimi giorni prima della partenza erano stati un continuo strazio: mia moglie sveni nelle mie braccia due ore prima che mi imbarcassi, mia madre e mia sorella piangevano come due bambine, ed io tremavo per la rabbia . . . parlavo ma non sapevo quel che dicevo. Tre giorni eravamo rimasti a Napoli prima della partenza, tre giorni di dolore che passarono velocemente, tre giorni che mi riportarono alla mente con sempre pli forza la rabbia accumulata e soppressa nel mio petto in tutti gli anni di lotte e schiavitù sotto i pardoni fascisti.

Ed ora i fascisti concludevano la loro opera di distruzione, ci mandavano al macello come fossimo stati delle bestie. Volevo dormire, volevo dimenticare, ma invece pensavo . . .pensavo … il mio cervello sembrava volesse scoppiare, le idee si sovrapponevano l’una sull’altra e tutto era confusione, non potevo seguire una linea di pensiero, troppe immagini si presentavano simultaneamene alla mente, ma al di sopra di tutto questo vi era una parola che con monotona e costante insistenza si ripeteva e ripeteva, era come una goccia d’acqua che cadesse sempre sullo stesso punto nel centro della testa: “Perchè?” Perchè devo io essere l’istrumento di un pazzo che con le sue chiacchiere erède di poter diventare il padrone del mondo? Perchè devo io rischiare la mia vita per mantenere e rafforzare un Sistema che mantiene gli operai in oppressione? Perchè devo io andare a combattere degli altri lavoratori che sia pure consciamente od incosciamente combattono per mantenere la lore liberta? Ne, il pazzo di palazzo Venezia nè l’altro scimmiotto di Berlino riusciranno ad opprimere e vincere i lavoratori del mondo, uniti i lavoratori di tutto mondo distruggeranno le forze barbare del fascismo.

Guardai ancora una volta verso la costa Italiana che scompariva all’orizzonte ed espresso un desiderio: “Italia, mia terra di nascita dove mia moglie e la mia famiglia mi attendono, che al mio ritorno, se sarò così fortunato da poter tornare, io ti possi finalmente ritrovare libera dall’obbrobrio fascista.

3-5-41. Sono pochi mesi che siamo in Libia. Cosa ci accadrà? Nessuno sa niente, siamo a pochi chilometri dal fronte ma nessuno sa niente.

Qui la città è tutta piena di “animali”, come mi fanno ribollire il sangue questi scimpanzè con le camicie nere. Quante ne hanno io fatte e quante ancora ne stannofacendo. Non si può neppure andare in una sala da ballo se non si ha la tessera fascista. Ho rischiata la vita, ho provato la fame, e proprio ora dovrei dar loro questa soddisfazione? No, no, verrà il giorno in cui finirà la cuccagna per questi banditi, ed allora faremo i conti, mamma mia non so nemmeno io quanti conti devo aggiustare.’ Che 1a vita, vivo soltanto per ricevere la posta, poter leggere le lettere di mia moglie, leggerie e rileggerle e  poi sognare che tutto è finito, che finalmente risiamo uniti in un mondo migliore, ma son soltanto sogni e quando si torna alla realtà, il risveglio è ancora più brutto, la lotta sepre più difficile e più lunga, ma bisogna lottare e bisogna vincere. Le lettere di mio padre sonorare a vaghe, lui sa come il censore stia attento a ciò che si scrive, e lui vecchio antifascista deve fare uno sforzo enorme per trattenersi dal dire ciò che pensa, ma pur le sue lettere mi danno forza perchè io le so interpretare e capisco che anche in Italia lui ed altri come lui continuano a lavorare per lacausa e sperano . . . sperano.

TOBRUK, LIBYA. 1941-03 TO 1941-06. AN ITALIAN OBSERVATION LADDER AND TRIG POINT AT 41594263, IMMEDIATELY TO THE NORTH OF THE BARDIA ROAD. (AWM Image 020165 Photographer John S Cumpston)

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