Storia di un contadino italiano in Australia – parte 1: la cattura e l’inizio del viaggio

by Elena Fortini

Nella maggior parte dei libri di storia le migliaia di uomini catturati e fatti prigionieri durante i due conflitti mondiali che hanno segnato il Secolo breve figurano solo come numeri, una perdita inevitabile nell’economia di guerra. Eppure, si tratta di una parte non trascurabile del nostro passato: ogni uomo partito al fronte vi ha portato parte di sé, una storia nella Storia che non possiamo permetterci di dimenticare. Per questa ragione voglio raccontare la prigionia di mio zio Vincenzo, un modesto contadino cremonese che si è trovato a coltivare le immense distese australiane.

Vincenzo Ambrogio: Uncle of Elena Fortini (photo courtesy of Elena Fortini)

Vincenzo Ambrogi nasce il 5 settembre 1917 a Soncino, un piccolo borgo medievale in provincia di Cremona. Primo di 7 figli tra cui mia nonna Rosa, detta Carla, il 2 settembre 1938 viene chiamato alle armi in qualità di caporale nel 45° Reggimento Artiglieria Divisionale “Cirene”. Dopo un breve passaggio a Bari, l’11 settembre a Napoli si imbarca per la Libia; due giorni dopo sarà a Bengasi.

Map of Western Desert Campaign 1941/42 (https://www.wikiwand.com/en/Operation_Compass)

A seguito dell’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, il 10 giugno 1940 il territorio libico è dichiarato in Stato di guerra. A settembre la Divisione partecipa alla prima offensiva italiana in Egitto, ma la controffensiva britannica non si fa attendere: dopo una serie di attacchi che provocano importanti perdite, a dicembre la Divisione è costretta a ripiegare entro la cinta fortificata di Bardia, vera roccaforte italiana in Libia. L’esercito italiano non resisterà a lungo: il 5 gennaio 1941 Vincenzo è catturato, insieme a migliaia di altri soldati, dall’esercito inglese, in quella che è passata alla storia come la catastrofica sconfitta di Bardia.

6th January 1941 BARDIA. A GROUP OF ITALIAN PRISONERS BEING BROUGHT IN BY THE A.I.F. DURING THE MOPPING UP OPERATIONS IN THE SURROUNDING HOLES. (AWM Image 004904 NEGATIVE BY F. HURLEY).

Da qui, dopo chilometri e chilometri percorsi a piedi nel deserto nordafricano, raggiunge il campo di concentramento 309, in Egitto, e successivamente il campo 308, entrambi nell’area di Alessandria. Da alcune relazioni stilate da inviati della Croce Rossa Internazionale si evince che la situazione dei prigionieri non era delle più terribili: tolto che la maggior parte dormiva per terra, direttamente sulla sabbia, a causa della scarsità di tende a fronte dell’arrivo massiccio di uomini (successivamente verranno costruite delle baracche dai prigionieri stessi), a ciascuno venivano date in dotazione due coperte per proteggersi dal freddo; i prigionieri indossavano la propria divisa e venivano consegnate scarpe nuove a chiunque ne avesse bisogno. Il cibo, preparato dagli italiani stessi, era razionato in quantità sufficienti, e durante le lunghe giornate d’attesa sono documentate persino partite di calcio. Sul campo era presente un cappellano militare per l’assistenza religiosa, mancavano però libri da leggere e i prigionieri lamentavano di non ricevere notizie per posta dai propri famigliari.

La prossima tappa del viaggio di Vincenzo sarà Suez, il vero polo di smistamento: qui i prigionieri saranno divisi e inviati nelle più svariate colonie inglesi; è il vero inizio della traversata che porterà mio zio all’altro capo del mondo. Ogni prigioniero segue sorti diverse: c’è chi viene inviato nel Regno Unito, chi nel Medio Oriente, chi ancora in Sudafrica. Il 30 novembre 1941 Vincenzo si imbarca per l’India. Arriverà a Bombay il 16 dicembre e sarà internato nei campi 9 e 12, entrambi nell’area di Bhopal, nell’India nord-occidentale. In una cartolina compilata per la Croce Rossa Internazionale scrive di essere stato catturato illeso e di stare bene.

Click: Arrival of Italian prisoners in Bombay

Il 20 aprile 1942 scrive la seguente lettera indirizzata alla famiglia e mai giunta a destinazione:

“Carissimi genitori, dopo lunga assenza di vostre notizie, non sapendo il perché di tutto questo mentre invece ho ricevuto notizie da Alberto, il cugino della cascina Fornace, alla cui cara lettera tuttavia non posso rispondere, la quale mi ha molto rallegrato sentendo le sue parole di giovane militare, e il rientro di Giulio, mio fratello, in patria dalla sua prigionia. Miei cari voi, sapete che non posso rispondere a tutti coloro che mi scrivono, perciò lascio a voi i miei più graditi saluti con una stretta di mano di vero cugino affettuoso. Ma appena potrò […] a tutti darò un mio saluto e un invito di arrivederci presto. Miei cari, da che mi trovo nelle Indie ho ricevuto 4 lettere, una del cugino e tre di Gina [la maggiore delle sorelle]. Desidero notizie dai dintorni e dai cugini. Non pensate male che tutto passa e ringraziamo sempre Iddio che tenga sempre la salute e un dì ci rivedremo.
Termino rilasciandovi i miei più sinceri saluti a tutta l’intera famiglia, e un bacio all’ultimo piccolino e Babbo e Mamma. Saluti parenti e riconoscenti da sempre, Vincenzo”

Camp 9 India: General View of Camp, Italians packed up ready to move to another camp, models of planes made by the Italians (ICRC VP-HIST-03470-07, VP-HIST- 03470-12, VP-HIST- 03470-30A)

Sappiamo però che il periodo in India è stato probabilmente il più difficile dell’intera prigionia: il clima duro, la scarsità di cibo e le disastrose condizioni igieniche dei campi indiani, unitamente al pericolo causato dagli insetti portatori di malaria, facevano sì che molti prigionieri si ammalassero, anche gravemente. In particolare, i campi dell’area lagunare di Bhopal, dove si trovava mio zio, erano noti per l’aria estremamente malsana. Lo stesso Vincenzo trascorse più di due mesi nell’ospedale del campo, e subì un’operazione. La situazione precaria e la persistente incertezza sul futuro spingevano molti a tentare il gesto estremo.

Ma la storia di Vincenzo è diversa. Nel gennaio 1944 lascia infatti il subcontinente indiano e viene imbarcato sulla nave Mariposa: direzione Melbourne, Australia.

Continua…

1944-03-28. AERIAL PORT BOW VIEW OF THE AMERICAN TRANSPORT SS MARIPOSA WHICH MADE FIVE TROOP CARRYING VOYAGES TO AUSTRALIA BETWEEN 1942 AND 1944. (NAVAL HISTORICAL COLLECTION) (AWM Image 303592)

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